GLBT people at work

Una fonte inesplorata di talento

L’Italia è il fanalino di coda nei diritti GLBT dell’Europa occidentale e si avvia a restare l’unico paese comunitario senza una legge che regolamenti e tuteli le famiglie omosessuali.
La legislazione del lavoro ha la reputazione di essere tra le più protettive in Europa ma in realtà fornisce una tutela molto forte sul piano collettivo e molto debole su quello individuale: le cause per discriminazione sono virtualmente assenti dai tribunali del lavoro italiani.

Secondo stime prudenti dell’Organizzazione Mondiale della Salute, le persone GLBT sono almeno il 5 per cento della popolazione mondiale: questo significa che più di un milione dei 23 milioni di lavoratori italiani è omosessuale, bisessuale o transessuale. Di questo milione di lavoratori, però, non sappiamo praticamente nulla. Il fortissimo stigma sociale legato al diverso orientamento sessuale o all’identità di genere costringe ancora la stragrande maggioranza dei lavoratori GLBT a non palesarsi sui luoghi di lavoro. Vivere una vita “nascosta” sul lavoro è una condizione enormemente stressante dal punto di vista emotivo. La paura di essere scoperti e discriminati può avere un impatto significativo sulla qualità delle prestazioni lavorative mentre la riluttanza a condividere notizie e informazioni su di sé può venire interpretata come un’incapacità a costruire rapporti e a lavorare in team.

Anche nei casi in cui le aziende decidano di non ignorare un fenomeno che il più delle volte sfugge alla vista, spesso non è facile creare una strategia coerente di gestione del problema. Si tratta di un tema di cui si sa e si percepisce poco. Per questo nella maggior parte dei casi si finisce col pensare che in Italia e nelle aziende italiane “non siamo ancora pronti” per occuparci dei dipendenti GLBT. L’imminente arrivo sui luoghi di lavoro della cosiddetta “Generazione Y”, molto più libera in famiglia e nei luoghi di studio, e molto più consapevole della propria identità, potrebbe far precipitare un problema che finora non si è saputo se e come gestire.

A Parks crediamo che le aziende leader nei propri settori abbiano davanti a sé una straordinaria opportunità per migliorare la gestione della questione in Italia, incentivando la motivazione di tutti i dipendenti, non solo quelli GLBT, e guadagnandosi un enorme vantaggio competitivo nella “guerra per il talento”.

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